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Anche nel caso di conclamata infedeltà la sentenza di separazione è irrevocabile per dolo processuale – Cass. 10 aprile 2012 n°5648

  • 10 aprile 2012
  • avv. Maria Martignetti

La sentenza di separazione non può essere revocata per dolo processuale anche nel caso in cui uno dei coniugi abbia taciuto la sua infedeltà.

Così si è espressa la prima sezione civile della Suprema Corte di cassazione che, con sentenza n. 5648 del 10 aprile 2012, ha dato torto a un marito condannato a contribuire al mantenimento della moglie anche se quest’ultima aveva taciuto la sua conclamata relazione extraconiugale dinnanzi al presidente del tribunale (dalla quale era successivamente nato un figlio).

La Corte ha così motivato detta sua decisione: – «il dolo processuale di una delle parti in danno dell’altra in tanto può costituire motivo di revocazione della sentenza, ai sensi dell’art. 395, n. 1, cod. proc. civ., in quanto consista in un’attività deliberatamente fraudolenta, concretantesi in artifici o raggiri tali da paralizzare o sviare la difesa avversaria e impedire al giudice l’accertamento della verità, facendo apparire una situazione diversa da quella reale»; – non sono pertanto idonei a realizzare la fattispecie descritta «la semplice allegazione di fatti non veritieri favorevoli alla propria tesi, il silenzio su fatti decisivi della controversia o la mancata produzione di documenti, che possono configurare comportamenti censurabili sotto il diverso profilo della lealtà e correttezza processuale, ma non pregiudicano il diritto di difesa della controparte, la quale resta pienamente libera di avvalersi dei mezzi offerti dall’ordinamento al fine di pervenire all’accertamento della verità».

Ad avviso degli Ermellini, forse, in questo caso, più che di dolo processuale si potrebbe parlare di una linea difensiva mal impostata: il legale dell’uomo avrebbe dovuto eccepire prontamente la conoscenza della relazione durante la separazione, una volta venutone a conoscenza.

 

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«Dinanzi al magistrato non si va per tacere ma bensì per parlare, per far conoscere le proprie ragioni e i torti dell’avversario con dichiarazioni precise, positive e pertinenti alla lite» (L. MORTARA)