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Affitti in nero quale sorte ? Convertito in legge il DL 28 marzo 2014 n°47

  • 28 marzo 2014
  • avv. Maria Martignetti

In data 20 maggio 2014 è stato approvato il DECRETO LEGGE 28 MARZO 2014, N. 47, modificandone l’Art. 5 con l’aggiunta  del comma 1-ter, secondo cui, tra le altre cose:  “Sono fatti salvi, fino alla data del 31 dicembre 2015, gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei contratti di locazione registrati ai sensi dell’articolo 3, commi 8 e 9, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23”.

La legge di conversione del decreto (L. 23 maggio 2014, n. 80) è stata successivamente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 121 del 27.05.2014, entrando in vigore dal giorno dopo (cioè il 28.05.2014)

Ciò significa che – allo stato – i contratti imposti forzosamente dall’Agenzia Delle Entrate in virtù del D.Lgsl. n. 23/2011, i quali prevedono un canone pari al triplo della rendita catastale, conservano il loro valore almeno fino al 31 dicembre 2015 (questa sembrerebbe essere l’intenzione del Legislatore).

Tuttavia cosa significa “sono fatti salvi, fino alla data del 31 dicembre 2015, gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei contratti di locazione registrati ai sensi dell’articolo 3, commi 8 e 9, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23”? Quali sono gli “effetti” prodottisi e i “rapporti giuridici” sorti sulla base di una normativa dichiarata incostituzionale?

L’interpretazione dovrebbe essere la seguente: –      almeno fino a Dicembre 2015 i proprietari non sarebbero autorizzati ad ottenere il pagamento dei canoni pieni arretrati, quelli cioè previsti nei contratti originariamente stipulati e registratio in ritardo, in quanto risulterebbe temporaneamente lecito l’effetto prodottosi (e cioè il pagamento in misura inferiore secondo quanto disposto dal contratto dell’ADE). I contratti imposti forzosamente dall’ADE conserverebbero efficacia provvisoria fino al 31 dicembre 2015.

Dato però che la sentenza n. 50/2014 rimane pienamente valida, e con essa l’incostituzionalità dell’articolo 3, commi 8 e 9, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, gli effetti previsti dalla legge di conversione del DL 47/2014 non possono che essere transitori.

In altri termini i proprietari, con decorrenza dal 1 gennaio 2016 potranno comunque chiedere nuovamente il pagamento di tutti gli arretrati.

Tra l’altro la stessa Corte Costituzionale ha avuto modo di chiarire diverse volte (anche, con la sentenza n. 350/2010) che le decisioni di accoglimento hanno per destinatario il legislatore stesso, al quale è quindi precluso non solo il disporre che la norma dichiarata incostituzionale conservi la propria efficacia, bensì il perseguire e raggiungere, “anche se indirettamente”, esiti corrispondenti a quelli già ritenuti lesivi della Costituzione. Perché vi sia violazione del giudicato costituzionale, è necessario che una norma ripristini o preservi l’efficacia di una norma già dichiarata incostituzionale. Ergo il rigore del citato precetto costituzionale impone al legislatore di “accettare la immediata cessazione dell’efficacia giuridica della norma illegittima”, anziché “prolungarne la vita” sino all’entrata in vigore di una nuova disciplina del settore.

 

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